
Biblioteca digitale dell'intera produzione artistica di Giorgio Rizzo

Oriente e occidente convivono in un sincretismo inaspettato nella serie La soglia del tempo che, come sempre, si inscrive perfettamente nella tradizione che Rizzo eredita dalla sua Magna Grecia in cui la bellezza non è mai fine a se stessa in quanto struttura culturale.
Per farlo sceglie una materia particolare, la carta Xuân, ali di cicala forti e leggerissime che sono principio simbolista attivo. Come sappiamo, per non rompersi e rispondere al meglio, la carta Xuân deve essere dipinta con il pennello tradizionale cinese che, nel caso di Rizzo, non rappresenta semplicemente una necessità né è un omaggio formale ma piuttosto la volontà più che consapevole di accogliere e rinnovare un sistema millenario in cui gesto, fibra e pensiero coincidono.
Per farlo sceglie una materia particolare, la carta Xuân, ali di cicala forti e leggerissime che sono principio simbolista attivo. Come sappiamo, per non rompersi e rispondere al meglio, la carta Xuân deve essere dipinta con il pennello tradizionale cinese che, nel caso di Rizzo, non rappresenta semplicemente una necessità né è un omaggio formale ma piuttosto la volontà più che consapevole di accogliere e rinnovare un sistema millenario in cui gesto, fibra e pensiero coincidono
La carta Xuân, originaria della contea di Jing nella provincia dell’Anhui, è considerata uno dei materiali più preziosi della cultura cinese e parte integrante dei Quattro Tesori dello Studio. La sua storia affonda nella dinastia Tang (VI sec. d.C.), quando divenne tributo imperiale.
La sua forza risiede nella struttura molecolare della sua fibra. A differenza della maggior parte delle carte industriali moderne — prodotte con paste legnose ricche di lignina e spesso trattate con processi acidi — la Xuân nasce da fibre di corteccia di Pteroceltis tatarinowii e paglia di riso, entrambe altamente ricche di cellulosa pura. L’intreccio fibroso che ne deriva è coeso, resistente, dotato di elevata cristallinità. Le catene polimeriche della cellulosa risultano lunghe, stabili, con un grado di polimerizzazione che ne rallenta la frammentazione nel tempo.
Inchiostro cinese su carta Xuân
36 x 42 cm
«Prima di toccare la carta resto in silenzio. Non si tratta di un silenzio estetico è piuttosto un silenzio fisico che tende alla meditazione interiore.
Respiro.
Respiro per fermare il tremolio sottile che mi porto addosso dalla vita frenetica, dalle telefonate, dai rumori, dalle urgenze inutili. Il corpo, se non lo ascolto, continua a vibrare per conto suo; devo fermarlo. Non posso concedermi la minima vibrazione quando dipingo sulla carta Xuân.
Inspiro lentamente, trattengo, espello. La Xuân non accetta la fretta. Non accetta la distrazione. Non accetta l’ego.
Se la mano trema per l’ansia del mondo, il segno tradisce tutto.
Solo quando il tremolio si placa, posso iniziare. Perché il pennello cinese amplifica ogni minima variazione.
Non c’è spazio per l’incoscienza.
Se sono agitato, il nero si espande male. Se sono centrato, il segno si posa.
Ogni opera nasce quando il respiro si allinea con la mano.
E quando la mano smette di tremare per il mondo e comincia a tremare solo per ciò che deve dire.»
Il tratto non si posa sulla superficie ma penetra nella materia, diventando parte stessa della fibra. Ogni linea è irreversibile, ogni gesto è assunto nella sua responsabilità.
Questa carta quasi impalpabile, elastica e resistente, leggera e forte, diventa così metafora concreta di ciò che le immagini evocano: flessibilità senza cedimento, delicatezza strutturata, permanenza silenziosa.
In questi dipinti, la tecnica non è separabile dal senso.
Tutto converge in un linguaggio in cui materia e interiorità coincidono: la purezza della fibra, la neutralità chimica, la riserva alcalina, la forma respirante del pennello, la disciplina del gesto irrevocabile.
Il segno non è soltanto visibile.
È destinato a durare.
E nella durata si compie la sua verità.
Inchiostro cinese su carta Xuân
36 x 42 cm
Inchiostro cinese su carta Xuân
42 x 36 cm
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